di un’idea in cammino
Gli occhi nel parco

Quando, un anno fa, Beatrice Pavasini ha accolto per studioblu l’invito dell’Associazione Nazionale Fotografi Professionisti TAU Visual ad aderire al progetto La creatività senza limiti, ancora non poteva immaginare quel che ne sarebbe nato. E io neppure.
Sapevamo che il nostro sarebbe divenuto uno dei circa quaranta percorsi di volontariato che in tutta Italia sarebbero stati realizzati da fotografi professionisti per un avvicinamento alla fotografia a favore di strutture operanti nell’ambito del cosiddetto disagio – parola, anche questa, sufficientemente vaga, se non ambigua -. Ci siamo rivolte alla Residenza e al Centro Diurno “il Convento” dell’Area di S. Bartolo, proponendo loro di partecipare. Hanno aderito alla nostra proposta: avremmo lavorato con una decina di loro ospiti.
Sapevamo che non avremmo insegnato. Non propriamente, almeno. Non soltanto. Non avremmo impartito nozioni di tecnica fotografica, né artefatto potenziali soggetti perseguendo la pura Estetica. E il percorso lo abbiamo costruito insieme, nel piccolo: noi, il gruppo curante dell’Area di S. Bartolo, i pazienti cui il laboratorio era rivolto. Ma le fotografie riportate in queste pagine appartengono esclusivamente e profondamente a chi le ha scattate.

Beatrice e io siamo partite, piuttosto, disposte a un incontro. E ad accompagnare ciò che da quell’incontro sarebbe scaturito, nel segno della visione. Da qui, anche, la scelta di non cercare lontano i soggetti da ritrarre, che la bellezza è ovunque, anche attorno a noi, nel nostro quotidiano. Per poterla restituire occorre innanzi tutto saperla vedere e riconoscere: l’avremmo cercata nel parco compreso nella cinta muraria esterna del complesso S. Bartolo, appena a un passo oltre la porta che divide il dentro dal fuori.

Il gruppo dei pazienti coinvolti era eterogeneo. Qualcuno in passato aveva già avuto occasione di fotografare (tra loro vi era anche chi aveva un’esperienza più strutturata di fotoamatore), altri, seppure in minor parte, non avevano mai avuto tra le mani una macchina fotografica, di nessun genere.
Per questa ragione e per il suo personale approccio alla fotografia, Beatrice ha scelto di lavorare, appunto, sulla visione, sulla possibilità di comunicare ciò che si percepisce solo in primo luogo con gli occhi, ma che inevitabilmente coinvolge la sfera emotiva, sulle diverse inquadrature possibili dei soggetti che ciascuno ha cercato e riconosciuto individualmente come tale, sugli scorci. Ma anche, in fase di selezione – cui il gruppo stesso ha contribuito in misura sostanziale -, sulla possibilità di comporre un proprio discorso attraverso l’accostamento di diversi scatti.
Ognuno dei partecipanti al laboratorio è stato dotato di una macchina digitale compatta, agile da impugnarsi e utilizzare, ma senza nessun vincolo. Sono stati invitati a scegliere quella che sentissero più comoda e a provarne diverse nel corso dei vari incontri.
Il primo passo è stato scoprire insieme come la macchina fotografica sia di fatto il prolungamento del nostro sguardo. Ed è iniziata la magia.

Per il progetto nazionale questa magia si sarebbe conclusa con la pubblicazione online di una selezione di venti fotografie sul sito dedicato al progetto – cosa effettivamente avvenuta. Eppure per noi è stato l’inizio di un percorso più ampio: una scintilla che una volta scoccata si sarebbe tramutata in un’occasione preziosa non solo per i destinatari diretti del laboratorio.
Nasce così Gli occhi nel parco. A sollecitare e infine raccogliere lo sguardo di chi S. Bartolo lo abita, che ha fissato nei propri scatti alcune delle manifestazioni del bello con cui convive, forse solitamente senza quasi avvertirle. A invitare all’incontro chi anche solo si imbatta in quelle visioni, stimolandone immaginario e sentire.

Di quel primo percorso, Gli occhi nel parco è dunque proseguimento e naturale esito. È una mostra, un catalogo, un Andrea Checchi_prospettiva verdeulteriore momento formativo rivolto a un gruppo di pazienti dell’area di S. Bartolo per esplorarne le diverse fasi preparatorie. Si tratta di un progetto articolato, che è stato possibile realizzare grazie alla collaborazione e al sostegno di tanti, in primis del  Dipartimento Assistenziale Integrato Salute Mentale Dipendenze Patologiche dell’Azienda USL di Ferrara, Comune di Ferrara, Provincia di Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, casa editrice Nuovecarte e Associazione St.Art.47.
Ne abbiamo avvertito la necessità non solo per la dignità espositiva dei lavori presentati – aspetto già di per sé non secondario -, ma anche per l’opportunità che Gli occhi nel parco può offrire a ridurre quella perifericità non esclusivamente geografica che divide gli ospiti dell’Area S. Bartolo dal cuore di Ferrara.
Occorreva, questa esposizione: per poter manifestare concretamente l’esperienza attuata a Ferrara nell’ambito del progetto nazionale e schiuderla anche a chi, di dentro e di fuori “il Convento”, non avesse frequentato il laboratorio fotografico. Una mostra che esprimesse debitamente il valore artistico, oltre che sociale, del materiale selezionato tra tutto quello prodotto. Una mostra aperta alla città e ospitata in un luogo vivo, quale è la Biblioteca Comunale Ariostea, che fosse centrale, istituzionale e riconosciuto, in grado di favorire realmente quell’ideale ponte tra due luoghi e dimensioni che intendevamo rafforzare. E sono allora le stesse fotografie, gli sguardi di chi le ha realizzate, a invitare chi le veda a riscoprire l’ex convento di S. Bartolo, un edificio di pregio, benché forse ormai dimenticato da molti, e chi quotidianamente vive quell’edificio e il suo parco.
L’incontro che Beatrice e io attendevamo è avvenuto. Ed è stato importante.
Auspichiamo che Gli occhi nel parco possa farne scaturire tanti altri. Che quel che è stato per noi possa accadere a ogni visitatore della mostra, a chi avrà modo di sfogliare questo catalogo, di superare anche solo con lo sguardo le mura del convento.

Barbara Pizzo
per studioblu